Home * Storia dell'Albergo Martina mercoledì 8 febbraio 2012 Login



Nei tempi andati, oltre che le difficoltà dei mezzi di trasporto, e la poca sicurezza delle strade per chi imprendeva un lungo viaggio, era pure cosa difficile il trovare alloggio. Locande ed alberghi nel senso odierno non se n'avevano; a certe tappe sorgevano ospizii da pellegrini, ed in Friuli s'ebbe rinomanza quello che diede il nome ad Ospedaletto, sobborgo di Gemona, che dipendeva direttamente da quello di Santo Spirito in Saxia a Roma. Ospizii per pellegrini dovevano essere pure quel d'Aquileja, e gli altri di Pressenieco e di Valeriano, nonché uno a Chiusaforte e un altro in Alzeri presso Piano d'Arta.

Nel medio Evo i rari viaggiatori trovavano in questi ospizii il vitto e l'alloggio: i ricchi poi concambiavano l'ospitalità ricevuta con donativi o lasciti. Dove mancavano ospizii conveniva invocare ricovero dai castellani e dalla carità dei privati. Senonchè, reso più frequente il passaggio di viandanti e pellegrini, codesti rari ospizii anche dove ce n'era, più non bastavano all' uopo, nè la privata carità poteva durare in fiore perennemente: e fu quindi un prodotto spontaneo de' tempi mutati, il sorgere di taverne ed osterie lungo le strade più frequentate, ove si vendeva vino e cibarie e si dava alloggio a uomini e cavalli.

(V.Ostermann - La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizî e superstizioni popolari - 1894)


Forse andò proprio così come scriveva Valentino Ostermann: anche la nascita dell'Albergo Martina fu un prodotto spontaneo dei tempi mutati.

Da un lato, a mutare i tempi, ci si mise la spaventosa alluvione del 2 novembre 1851, che segnò il declino dell'antico borgo di Chiusa vecchia e la nascita dell'attuale Chiusaforte, nata dall'unione delle due frazioni di Culturis e Campolaro. 

Dall'altra c'è la storia di due fratelli sulla cinquantina, Giuseppe e Valentino Martina, i quali avevano messo da parte una piccola fortuna lavorando alle costruzioni delle ferrovie asburgiche del Semmelring e della Südbahn e che il 28 dicembre del 1865, nell’ufficio della fabbriceria parrocchiale di Chiusa, acquistarono all’asta, al III° esperimento, il fondo denominato "Ronco di S.Bartolomeo", comprendente una casa e uno stallo di fronte alla "Strada Regia" e il fondo retrostante, il tutto al prezzo di 551 Fiorini Austriaci.


Ronco di S. Bartolomeo
Particolare della mappa allegata alla documentazione d'acquisto del "Ronco di S.Bartolomeo": si noti da sx a dx la stradina che portava al cimitero, oggi ingresso di via Campolaro 2, la  "casa", lo stallo, casa Battistutti, casa Rizzi, oggi sede del fornaio, e il rio Bevorchia

Il 5 febbraio del 1866, come riportato nei documenti originalidell'epoca, presso l’ufficio del Rev. Deputato ecclesiastico distrettuale di Moggio e pievano di Resiutta don Giobatta Grassi, (sacerdote nato a Formeaso, Zuglio nel 1804 e ivi deceduto nel 1881, autore de "I doveri cristiani esposti al popolo di Resiutta dal pievano d. G. B. G." fonte:www.friul.net), i convenuti signori don Antonio Zanier e Mattia Fuccaro fabbricieri, Martina Giuseppe deliberatario e don Giambattista Grassi addivennero alla stipula del contratto di vendita con mutuo del suddetto fondo.
La fabbriceria di San Bartolomeo della Chiusa vendeva per sempre il fondo al sig. Giuseppe Martina fu Giuseppe di Chiusa.

All'epoca la Casa, come appare nella foto scattata durante i lavori di costruzione della Ferrovia Pontebbana, era circa metà dell'attuale, e aveva alla sua sinistra lo stallo per il ricovero dei cavalli. 

Le prime notizie "storiche" dell'Albergo Martina si hanno il 26 giugno del 1880 quando sul “Giornale di Udine” viene pubblicato un articolo a firma Don Piussi nel quale si consigliano alcuni itinerari turistici lungo la Val Raccolana con la possibilità di riposarsi all’albergo dei fratelli Martina. Inoltre nel 1884 viene pubblicato in Germania il libro „Ober-Italien“ di Theodor Gsell-Fels. L’autore descrive il viaggio in treno scendendo da Pontebba, dove conta e riconta tunnel e viadotti, rimanendo colpito da quel punto poco prima di Chiusaforte dove fiume, carrozzabile e ferrovia si sovrappongono facendosi strada a forza. L’Albergo Martina viene nominato a pag. 61. Altre citazioni arrivano nel 1888, nella guida Südbaiern, Tirol und Salzburg, di Karl Baedeker e nel 1894, nella Guida del Canal de Ferro pubblicata dalla SAF dove è scritto: Martina Valentino (per pranzo e alloggio soltanto ad alpinisti o persone raccomandate).


L'Albergo Martina dopo i lavori di ampliamento del 1902

Nel 1902, l'Albergo viene rinnovato e ampliato nella forma esterna nella quale è visibile ancora oggi. Venne costruito un nuovo stallo a un centinaio di metri verso ovest, fu realizzato un nuovo grande alare in ferro battuto per il focolare e tutti i servizi di posate e stoviglie recavano la sigla VM. Era un albergo di grande prestigio per l’epoca e  i vecchi di famiglia narravano anche di posate d’oro ai tavoli.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, il Regio Esercito dispose di requisire l’Albergo e di destinarlo quale sede provvisoria del Comando Militare. Tutti i clienti vennero fatti partire e i familiari vennero ristretti in alcune stanze dello stabile. Successivamente tutta la famiglia venne sfollata  a Firenze. Dopo la rotta di Caporetto ci fu l’immediata avanzata austriaca che cacciò i militari italiani e, tra l’altro, prese possesso dell’Albergo e conquistò il forte di Chiusaforte.  Al termine della guerra la famiglia rientròin paese. Nell’Albergo non c’era più nulla: solo pareti vuote e calcinacci.

Ma la vita continua e l'Albergo riprese, come tutti in paese,  la sua normale attività. 
Controverse sono le recensioni del tempo: nel 1925
Luigi Vittorio Bertarelli  in "Le tre Venézie" parla di "albergo con 20 camere"; Karl Baedeker nel 1926 riporta "12 Zimmer" che nell'edizione inglese del 1930 diventano "30 beds at 5-6 Lire";  nella guida della Venezia Giulia del Touring club italiano, curata sempre da Luigi Vittorio Bertarelli e pubblicata nel 1934, l'albergo dispone di 18 letti da l. 5, la mezza pensione veniva 14 L. e la completa 20,  si segnala anche la possibilità di reperire delle guide.

Foto di famiglia nel cortile dell'Albergo nel settembre del 1922
Giuseppe Martina in un dipinto del 1879 di G.Pittino
Giuseppe Martina (figlio di Giuseppe detto Luchet) nato a Chiusaforte nel settembre del 1816 ritratto in un dipinto di G. Pittino terminato il 19 maggio 1879







Via Nazionale
Un particolare di Chiusaforte durante  la costruzione della Ferrovia Pontebbana
1) l'Albergo Martina ancora a metà
2) Casa Battistutti
3) Casa Rizzi 4) Via Nazionale
Nella foto si nota l'assenza del ponte che porta alle case Topic






Il ponte di ferro sopra Chiusavecchia
Il ponte di ferro sopra Chiusavecchia nel punto che tanto impressionò il viaggiatore  e scritttore tedesco  Theodor Gsell-Fels




Albergo Martina





vecchissima fotografia del focolare
Vecchissima fotografia del focolare




Valentino Martina
Valentino Martina detto  "Tin Sium"
1867-1930

Scriveva Chino Ermacora nel suo libro del 1935 "Vino all'Ombra": I Martina gestivano un'osteria all'insegna della "Vecchia Chiusa" sin dal sec. XVI. In quella taverna, a monte del paese, avranno risonato le voci degli schioppettieri e bombardieri di Antonio Bidernuccio, accorsi a difendere il passo nel 1509.
E vi avranno sedato la loro sete le soldatesche venete e imperiali, di stanza o di passaggio sotto la rocca, nella quale eroicamente moriva nel 1617 il dalmata Tichievich, ultimo capitano della Serenissima.
Gli alari datati dal 1727, - unici arredi dell'antico hospitio, - sono gelosamente conservati nell'albergo che fu costruito una settantina d'anni fa. Non però come si presenta: era allora una semplice locanda con stallazzo, frequentata dai carradori e dagli emigranti che percorrevano il Canale del Ferro.
La sua fortuna coincide con i lavori della ferrovia, iniziati nel 1873 e compiuti sei anni dopo.
In questo albergo ebbe sede nel 1915 il comando del 1° Reggimento Alpini.
Alpini e fanti, avviati alle trincee o reduci da esse, ne affollarono il focolare per circa tre anni, trattati sempre con una schietta cordialità, che si può definire il migliore attributo dell'insegna.





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